Oggi non ho scritto

Oggi mi sono svegliato sul divano.
Ero così stanco, ieri, che non ho retto al film sul grande televisore del salone.
Ho sentito soltanto, verso notte inoltrata, una dolce coperta avvolgermi e una voce sussurrarmi la buonanotte con un bacio.

Mi sono svegliato verso le sette del mattino, la giornata era bella, già soleggiata di primo mattino.
In questi giorni mi sento più stanco del solito. Sarà per la cataratta.
Pensa te: ho 45 anni e ho la cataratta.
Non è rarissimo, ma normalmente arriva dopo i 60.
Che dire, mi piace essere in anticipo.
I miei occhi sono un macello, ci vedo molto poco.
Forse è per questo che ho così tanta immaginazione: il mondo, senza lenti, per me è tutto da immaginare (mi manca -5,25 e ora -7).

Insomma, dopo il risveglio e un caffè, ho passato una giornata splendida con amici e compagna, al lago di Bracciano.
Bello, vivo, con quel leggero ponentino che calma l’anima e la accende al contempo.
Abbiamo mangiato in riva al lago, tra risate, secondi di pesce (per me no, a me il pesce non piace) e contorni, crostata fatta in casa e un caffè.

Ho guidato anche al ritorno. Mi ha affaticato parecchio.
Con le mani sul volante pensavo al fatto che «oggi è uno di quei rari giorni in cui non ho acceso il computer».
Avevo bisogno di riposo.
Di tranquillità.
E quindi mi ero detto: «Oggi, non scrivo».

A fine pomeriggio siamo tornati verso Roma, con i finestrini aperti, tra le stradine statali, alberi, colline verdi e un miliardo di persone che avevano avuto la nostra stessa idea.

Arrivati tra le mura del focolaio domestico, la nonna ci ha riportato la bimba, e la famiglia si è riunita in un abbraccio, una serata, un dessert.
Che fortuna che ho, penso.
Che fortuna.

Ora sono le dieci di sera e già dormono tutti.
C’è silenzio in salotto.
Questa pagina la sto scrivendo seduto su una poltroncina, dal telefonino.
La aggiusterò domani sul computer.

Un flusso sincero, un getto di ricordi che voglio imprimere in parole.
Uno specchio che mi ricorda che, in fondo, sono un gran bugiardo.
Oggi, in realtà, ho scritto questo diario.

La paura di non essere speciale

Lo ammetto.

Mi rendo conto che soffro terribilmente di una paura che finalmente credo di avere il coraggio di guardare in faccia.

La paura di essere normale.

Dawkins parla, nei suoi interessantissimi testi che stanno alla base del neo-evoluzionismo, della particolare abilità di tutto ciò che è vivo di avere un differenziale di temperatura con l’ambiente circostante.

Noi, per esempio, abbiamo una temperatura spesso più alta del nostro ambiente. Per questo mangiamo, consumiamo energia. Stessa cosa con il sudore, ci raffreddiamo.

Insomma, siamo macchine che si differenziano. E lo stesso vale per quasi tutti gli elementi della vita.

Sapete che, se mostro un foglio bianco a un essere umano, gli occhi viaggeranno caoticamente da lato a lato senza fermarsi, ma se invece metto un punto nero al centro, lo sguardo si soffermerà proprio su di esso.

Sapete perché?

Perché siamo nati per notare la differenza. Siamo cacciatori. Nella foresta, vediamo ciò che si muove. Percepiamo le differenze. Questo processo non solo è salvifico, ma è proprio al principio della nostra evoluzione.

Ecco, io sento di avere una spinta atavica a essere una differenza. A essere eccezionale nel senso stretto del termine.

Un’eccezione.

Ma cosa rende eccezionale qualcuno?

Un uomo, una donna, un artista?

La marcata differenza con il suo ambiente.

Sono quindi mosso da una propulsione siderale nel desiderare fare le cose diversamente. E ovviamente, la maggior parte delle volte, questo risulta solo in una terribile perdita di tempo.

“Ci sarà un motivo se una cosa si fa così da 100 anni, no?” 

Sì, è così. Ma non riesco a farne a meno. E ora ho capito perché. Perché ho il terrore che, facendo le cose normalmente, risulterei – ai miei occhi – banale.

Farei parte dei punti bianchi del foglio.

Sarei la temperatura ambiente.

Indistinto. Felice, sì, accerchiato dal tepore del mondo. Ma non più eccezionale.

Oltre a scelte sbagliate e grandi perdite di tempo, un altro lato negativo è che si finisce per essere soli.

Perchè come può l'eccezione diventare regola?

"Perchè fare tutta questa fatica? Perché andare a sbattere lì dove mille prima di me hanno già sbattuto e trovato una soluzione funzionante?"

Perché?

Forse perché sono, come dicono a Romade coccio. Io le cose le comprendo solo quando le faccio. E c’è qualcosa nell’idea di essere un artigiano che si occupa di tutto il processo artistico che mi affascina.

Sto scrivendo questa nuova saga, e mi chiedo quale strada dovrei intraprendere.

La classica strada della casa editrice oppure quella dell’artista indipendente, solitario?

Voi mi conoscete. Io bramo l’indipendenza, l’impresa. E Non sono un animale sociale.

Vorrei andare da solo.

Ma un mio amico ieri mi ha fatto notare che “se nessuno mangia dalla tua torta, nessuno ti aiuterà.”

Quanto ha ragione.

Insomma, come avrete capito, a questo giro vige in me la confusione, la paura, l’arroganza e il timore della banalità.

Ma Piano piano cresco, imparo, miglioro.

C’è una frase di Carmelo Bene che echeggia in me e lo farà fino al mio ultimo battito.

“Non dovete fare dei capolavori. Dovete essere dei capolavori.”

E l’essere, come insegna la migliore narrativa, è nel fare, nell’agire.

I piccoli piaceri della vita

"L'unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi."

Oggi inizio con questa frase, che quando lessi, mi colpì profondamente. Ognuno ha un piccolo piacere, una tentazione alla quale cede, perché la vita, in fondo, è anche questo: amare quel lato meno nobile, meno alto, ma pur sempre necessario. Il torbido che è in tutti noi ci rende normali, uguali agli altri.

Sono certo che, se la luce illuminasse tutte le nostre ombre in un colpo solo, ci guarderemmo con grande amore, perché ci renderemmo conto di quanto ognuno di noi sia fatto della stessa materia dell'altro. I nostri vizi, le nostre piccole debolezze, i piaceri della vita.

Io, per esempio, amo giocare a scacchi. A volte perdo tempo, mi dimentico del mondo, per rimanere immerso in una partita. È il mio piccolo piacere. Almeno, è quello che posso permettermi di condividere pubblicamente. Ognuno ha le sue ombre.

Fu mio padre a insegnarmi da piccolo. E, a ragion veduta, fu una manna. Gli scacchi, negli anni, non solo mi hanno donato una disciplina mentale, un modo di organizzare le idee, di visualizzare un piano, ma anche un modo per socializzare con altri ragazzi, con persone più anziane. Gli scacchi sono una lingua, una piccola scienza, un gioco che unisce.

Spesso vado a giocare al Bar del Fico, un posto nel centro di Roma, dove uomini di ogni estrazione sociale si incontrano per giocare sotto l'ombra del fico di Piazza del Fico.

In questo luogo, che reputo magico, è possibile vedere il miracolo che produce il gioco dei re. Come la livella di Totò, tutti i giocatori presenti, che siano guide turistiche abusive, senatori della repubblica, reietti appena usciti di prigione o impersonificazioni della grande bellezza (o persino attori famosi, come nel mio caso!), sono uguali davanti a quelle 64 caselle. E magicamente, ecco che ci si parla come fossimo fratelli, si ride con l'altro, non importa quanto diverso, non importa quanto distante.

I piccoli piaceri della vita: una camminata tra le bellezze romane, una partita al Bar del Fico, portare mia figlia a prendere il gelato e mangiarne uno anche io, anche se sono a dieta. Concedermi al vizio, di tanto in tanto, per ricordarmi che a volte, nella vita, il bello è tra le ombre del creato.

Nell'Anello di Saturno, ho scritto un momento, nel primo volume, in cui parlo proprio dell'oscurità, della notte e di quanto possa essere in un certo senso liberatoria. Il passo è quando Luca, deciso a seguire Anna in un'avventura ai limiti del legale, si ritrova a camminare per le strade di Anagni alle 4:48 del mattino. E in quel momento si rende conto di essere solo, in mezzo alle ombre, nella notte. Tesso le lodi dell'oscurità, perché quel velo che tutto nasconde rende anche le nostre ombre invisibili. Ed è come se, lasciandoci andare a quei piccoli piaceri della vita, anche le nostre ombre scomparissero, il tempo di un sorriso.

E poi, da bravi adulti, riprendiamo il cammino del controllo, i passi calcolati della razionalità che ci imponiamo per rimanere civili, per raggiungere gli obiettivi, per convivere in pace.

Come gestire il burnout

Per chi non sapesse cosa fosse il burnout, in sostanza è quel momento in cui tutte le fatiche esercitate verso un dato obiettivo diventano così grandi e così pesanti da impedire alla persona di continuare. Questo può portare a moltissimi problemi: depressione, crolli psicologici, abbandono degli obiettivi. Insomma, è qualcosa di brutto, e molti - se non tutti - ne sono soggetti. Più degli altri, sicuramente coloro che hanno tendenze compulsive e ossessive, che puntano alla loro direzione come un pitbull che morde la carne, incapaci di fermarsi, di darsi pace fino a che non saranno riusciti nel loro intento.

Ebbene sì, lo ammetto, sono uno di questi. Chi mi conosce già lo sa: faccio tanto, anzi, faccio troppo. Ogni volta provo a ricordarmi che non dovrei, che alle nove di sera è venuto il momento di fermarsi, di smettere di rispondere, di scrivere, di "lavorare".

Ecco qual è il mio problema: ho molto raramente la sensazione di lavorare. Per me, scrivere, recitare, rispondervi, tuffarmi in una nuova passione, studiare, sono elementi fondanti della mia vita. Così tanto che non li percepisco come un peso, e quindi mi sovraccarico senza nemmeno rendermene conto.

Pensate che addirittura mi scordo di bere. Per ore, se non giorni. A 23 anni, mentre recitavo "Galois" al teatro stabile di Genova, ebbi le coliche renali per mancanza di liquidi ingeriti. Ho scoperto che mi manca la lampadina che si accende quando il mio corpo necessita di idratarsi. Questo perché mi perdo totalmente nelle mie idee, nei miei pensieri, nelle mie passioni.

È una cosa bellissima, e mi sento così fortunato a poter esercitare ogni giorno la mia arte, in un modo o in un altro. E non potrei se voi non foste qui al mio fianco. Questo mi dà forza, ma anche - è inevitabile - mi assorbe energia e tempo. Sento la necessità di far sentire che ascolto, che ci sono e a volte esagero. Lo dico per me. Dovrei davvero imparare a chiudere i rubinetti, ad isolarmi. Ma come faccio? Ecco che alle 23:54 mi sovviene un'idea per una storia, oppure un nuovo metodo per il sito, eccetera. Sono continuamente assalito da me stesso…

Quindi, come faccio? Vorrei chiudere questo articolo avendo trovato qualcosa, una miccia, una piccola pepita che mi possa permettere di evitare il burnout. Una volta mia madre mi disse che il suo problema era che "era troppo romantica nel suo lavoro", che vorrebbe dire che prendeva tutto a cuore.

Non importa se è un lavoro d'ufficio o un lavoro creativo, è importante staccare. E per farlo, è importante inquadrare l'opera artistica come un lavoro. Retribuito, con degli orari. Perché sennò lo scotto da pagare è alto, altissimo: disidratazione, asocialità, depressione. Che poi, a pensarci bene, sono tratti quasi distintivi dell'artista.

L'artista non scinde il proprio moto creativo dalla propria vita e così facendo, a volte cede alla passione che si fa ossessione, desiderio violento alimentato dal fuoco sacro dell'arte.

E ci vuole acqua per alimentare quel fuoco sacro. Acqua e pazienza. Proprio come le piante.

Ecco, mi sento un po' come Luca nell'Anello di Saturno: una pianta sradicata non dalla vita, ma da sé stessa, in perenne ricerca di mutamento, di trasformazione. Sono come una trottola che balla incessantemente, fino a che, proprio come quel giocattolo, finirò la mia danza in movimenti compulsivi e agitati, per poi addormentarmi.

Mi piacerebbe riuscire a imparare a rallentare dolcemente... ma una trottola che si ferma tranquilla voi l'avete mai vista?

Ora vi scrivo con la bottiglia d'acqua vicino a me. Tra poche settimane ricomincerò "Il paradiso delle signore". Non vedo l'ora, perché il "lavoro" mi restituisce ordine, mi obbliga a dormire, a riposare, a prepararmi.

Dopo mesi di follia creativa, di scrittura incessante dell'Anello di Saturno, nel quale purtroppo non sono riuscito a completare del tutto l'ultimo volume (sono a metà), sarò costretto a darmi pace, a ritrovare l'equilibrio che la recitazione mi impone.

Non vedo l'ora.

E voi, come gestite il burnout? Avete trovato metodi personali che funzionano? Vi aspetto nei commenti.

Il cantastorie digitale

And the winner is...

La Sigaretta e l'amore

Devo essere sincero, è anche il mio preferito, perché incarna molti aspetti del libro, pur non svelando molto. Ci sono loro due, l'amore nella sua complessità, la loro complicità nascente, ma anche un accenno all'Anello di Saturno. Insomma, grazie a tutti e a tutte per aver votato! Se la giocavano questo e "La strada in tempesta".

Terzo un po' più lontano, "il primo incontro".

Quindi, la sigaretta e l'amore, sarà il brano che utilizzerò per presentare l'audiolibro del primo volume dell'Anello di Saturno negli store. Speriamo bene....

E ora... Diario D'artista.

Faccio troppo. È un mio tratto distintivo: mi entusiasmo facilmente e mi faccio trascinare dalle idee, dai sogni.

A volte, mi dico che esagero. Che voglio fare troppo. Non solo me lo dico, ma è proprio così. Voglio fare tutto, controllare tutto, essere regista, scrittore, attore, imprenditore, poeta, e chi più ne ha più ne metta.

So che questo mio essere complesso mi è di ostacolo, poiché mi obbliga, in un certo senso, a fuggire da me stesso, a non dare un'immagine costante di me. È come se ogni giorno, al lavoro, vi ritrovaste davanti il vostro collega con una capigliatura diversa, un vestito completamente diverso, un atteggiamento diverso. "Poco affidabile", direbbe qualcuno, di primo acchito. È comprensibile. L'essere umano, sin da bambino, vuole la routine, cerca ciò che conosce, che gli dà stabilità e tranquillità.

Temo che, almeno per ora, io non rientri in questa casistica. Badate, provo a contenere quello che faccio, a tentare di comunicare per "compartimenti stagni".

Per esempio, non molti di voi sanno che prima di aver fondato Untold Games, la società di videogiochi, mi sono occupato, per molti anni, di produzione cinematografica. Ho realizzato, come produttore e regista, due film e una serie interattiva. E prima ancora, facevo il regista a teatro, mentre bazzicavo i casting romani con il sogno di fare l'attore.

Insomma, sono poliedrico, ma non è una qualità. Non in una società in cui il "brand", cioè la riconoscibilità, paga. Molti miei colleghi attori hanno giustamente scelto di fare questo e solo questo, di indirizzare tutta la loro forza in questo aspetto della creatività. Io invece ho preferito continuare la mia ricerca creativa, produttiva, ma non come businessman, bensì come artista, tentando di trovare forme espressive che più mi si confacevano, che più mi rendevano felice. E questo spesso a discapito della mia riconoscibilità come attore.

Quante volte mi sono sentito dire: "Ma fai anche questo? Ma no, occupati di recitazione, che sei bravo".

Insomma, si dice che la semplicità paghi, che solo il vero artista sia davvero semplice.

Belle parole, ma, da artista, non posso non chiedermi che tipo di terreno vi debba essere perché questa semplicità davvero "paghi" e non sia invece una mera scusa per evitare la profondità della complessità umana.

Personalmente, penso che perché un artista possa arrivare a una vera semplicità, fatta di tratti semplici, unici, necessari, debba prima passare per il fuoco del caos, per la caverna dell'io dove scoprire le mille sfaccettature che compongono la sua anima. Solo così, quando poi i puntini si uniranno, riuscirà, asciugando ciò che di inutile ha attorno, a trovare la propria unica strada.

Io sento che, piano piano, come un fiume che defluisce nel mare, sto trovando una strada. Non so se il racconto sia davvero l'ultima tappa dove mi fermerò. Se la figura di Omero possa essere quella che più sento mia. Un cantastorie 2.0, che dietro al falò digitale, scrive e racconta le sue storie ad una platea di molti... Conoscendomi, è improbabile, ma sento che dentro di me le acque si stanno calmando, e che forse, dopo essere uscito dalla sorgente, aver attraversato montagne, colline, valli e pianure, ho trovato una calma che rasenta, se posso sognare, il mare.

Un firmacopie disastroso


Mi conoscete, non sono un divo. Tutt'altro. Provo ad essere radicato al suolo, forse proprio per questo mio essere stato sradicato così tanto da giovane, sento la necessità di essere gentile con tutti, anche con chi non incontrerò più. È un modo per lasciare un segno positivo nel mondo, per migliorarlo, se vogliamo. Perché a volte, basta un grazie per far sorridere qualcuno.

Ma ciò che sto per raccontarvi mi ha fatto davvero incavolare. Come sapete, sabato scorso avevo un firmacopie in una grande libreria romana. Non farò il nome, chi vuole può andarsela a cercare. Premetto che so che ogni libreria agisce in piena autonomia, e che vi sono dei limiti, anche legali, su cosa si può o non può mettere all'interno di uno spazio pubblico. Poiché vanno rispettate certe distanze per i passaggi etc.

Ma vi pare normale che un autore, che va in una libreria a firmare delle copie (si spera) del proprio libro, non venga fornito di un tavolo dove sedersi? Io lo trovo allucinante. A prescindere che fossi io un attore di TV o un giovane autore, non importa. Ognuno merita il buonsenso. Se vi dico di chiudere gli occhi e immaginare così, come uno scatto fotografico, un autore che firma copie, voi cosa vedete? Vedete il lettore che dà la sua schiena a gobbo per permettere all'autore di firmare? L'autore che pianta il libro al muro e cerca con una mano di scrivere in verticale?

No, vedete una persona, tranquilla, seduta al tavolo, con una pila di libri a destra e sinistra, una fila di persone che aspettano, e lui che, sorridente, firma e restituisce le copie.

Quindi potete immaginare cosa ho pensato, alle 11 precise, quando sono arrivato nella libreria e ho visto questo:

Devo dire che sul momento mi sono sentito piccato, poi ho chiamato la casa editrice, cercando di capire se fosse normale (io non essendo di questo mondo, potevo anche avere un'idea sbagliata), e le risposte sono state "ma no, normalmente c'è un tavolo". E te credo.

Visto che l'orario non era proprio diciamo "leggero" (11-19), appena mi sono visualizzato lì, come una zucchina in mezzo ai libri, seduto su uno sgabello, vampate dello straniero di Camus mi sono ritornate nel cuore. No, io così no. Ecco cosa mi sono detto. Mi vergognavo anche un po', temendo che fosse divismo, ma poi ci siamo detti: "no, non esiste!" e alle 13 sono andato via a malincuore.

Dico a malincuore perché so che molti di voi erano venuti nel pomeriggio, nella speranza di incontrarmi, e purtroppo non c'ero. Ho chiesto scusa, e mi prendo la responsabilità di questo gesto.

Ma a volte, bisogna esprimere la propria necessità di rispetto. Non fa bene solo a chi lo fa, ma, si spera, anche a chi ascolta.

Dall'Idea al Libro

Ieri ho parlato con Aurora, la mia editrice e le ho esposto la saga dell'Anello di Saturno, provando, in pochi paragrafi a riassumere quello che sarà a tutti gli effetti un grosso libro da 1300/1500 pagine suddiviso in cinque volumi.

Potete immaginare quanto sia difficile riassumere questa mole di lavoro in poche parole. Per fortuna, usando la mia "tecnica della pizza" (quella in cui parto da un aneddoto, una piccola frase e poi la espando) mi basta dire l'aneddoto iniziale per dare più o meno un'idea della storia.

"Una magica storia d'amore, narrata dal Destino."

Sono molto impaziente di farvela leggere, e questa volta, se va tutto bene, dovrei riuscire anche a farne un audiolibro completo. Quindi, proprio come per la Divina Avventura, il primo capitolo del volume sarà offerto sul mio sito, sia in formato testuale che letto da me, e poi, come prima le versioni Ebook, Cartacea su Amazon e l'Audiolibro.

Ma c'è di più, Aurora è fortunatamente rimasta entusiasta del poco che le ho comunicato e insieme abbiamo deciso di accelerare i tempi di sviluppo e di pubblicazione della saga. Non posso ancora dirvi il motivo di tale accelerazione, ma vi prometto che ne varrà la pena. È una scelta che mi mette in difficoltà, perché significa che devo andare un po' più veloce del previsto, ma le occasioni non si devono perdere, e se serve rimboccarsi le maniche per riuscirci, sono il primo a farlo.

Peraltro, sono anche abbastanza avanti nella scrittura, ad oggi sono arrivato al 60% del quarto volume. Questo significa che il traguardo è vicino. Ma come dicevo alcune pagi ne del diario fa, la saga ha preso vita, e come un fuoco lasciato in mezzo alla steppa, incendia tutto quello che tocca. Scrivendo il quarto volume, mi rendo conto che dovrò tornare indietro di molte pagine a riaggiustare tante cose, perché è la storia che lo chiede. I personaggi diventano persone, più precise. I loro desideri sono chiari, i loro intenti e i loro modi di fare anche. Mi è ora evidente quanto la scrittura metta a fuoco le idee dello scrittore.

Sono uno che progetta ogni cosa, ogni dettaglio, ogni svolta. Eppure, mi ritrovo, inevitabilmente, con una storia che ad un certo punto mi impone di farla respirare come vuole lei. Quando succede, so che ho intrapreso la strada giusta.

Per ricapitolare, devo pubblicare il primo volume, ma io sono convinto di dover concludere il quinto volume, prima di farlo, perché voglio dare all'intera saga una coerenza interna forte. Ma come faccio a concludere addirittura il volume cinque in tempo? Soprattutto considerato che avrò anche da fare le seconde e terze stesure di ogni volume… poi c'é la società di videogiochi, e il diario d'artista, la mia vita… insomma, era una bella gatta da pelare.

Ho scelto quindi di scrivere il quarto volume, e poi di fare un trattamento molto particolareggiato del quinto. Ma non lo scriverò, non lo svilupperò, lo terrò al caldo, da curare con calma e amore. Quando ne avrò fatto un trattamento, tornerò al primo volume e lo infiocchetterò in modo perfetto, per la pubblicazione.

E quando il primo volume sarà pubblicato diventerò "legato" ad esso, egli diventerà il faro per la coerenza interna della saga. E non si torna indietro.

Sarà un'avventura, in tutti i sensi. Solo che questa volta non sarà "Divina", bensì "Romantica".

Un futuro radioso

Che dire, le prossime settimane si riveleranno intense.

Sembra che Tancredi finalmente riprenda in mano la sua vita. Ho molte scene, si comincia a sentire la fine della stagione, e tutto ciò che ne consegue. Sarà una stagione importante, questa del paradiso delle signore. Una stagione che vi ricorderete a lungo.

Ho anche una bellissima notizia da condividere con voi. Venerdì 8 dicembre (segnatevelo!) dalle 13, alla Nuvola dell'Eur, a Roma, presenterò ufficialmente l'edizione da libreria de "La Divina Avventura".

É un'edizione speciale, curata da un'editor, nel quale sono state apportate piccole modifiche, sia di testo che di formattazione, e soprattutto con una copertina del tutto nuova che svelerò durante la conferenza stampa, che avverrà all'interno de "Piu libri più liberi" che è la fiera della piccola e media editoria. Non solo presenterò il libro, ma per tutto il giorno sarò li pronto a fare il firmacopie, quindi, se venite, sappiate che firmerò con grande piacere qualsiasi cosa!

Questo per me sarà un momento importante, in cui questa impresa di scrittore che ho cominciato quasi un anno fa sta lentamente prendendo vita e dando frutti insperati. "La Divina Avventura" ha ricevuto tantissime recensioni positive, non potevo davvero chiedere di più. Grazie a tutti e tutte per l'appoggio incondizionato che mi avete dato in questi mesi e se verrete alla presentazione, ve ne sarò grato.

Per chi non potesse essere presente l'8 dicembre, ripeterò il firmacopie anche domenica 10, sempre alla nuvola, tra le 14 e le 16.

Detto questo, Natale è alle porte. Si cominciano a comprare gli addobbi, ci si scalda il cuore quando le luci sulle strade sopra i negozi, di notte, scintillano. Io uso un albero di plastica. Da una parte sono consapevole che è un mostro anti-ecologico, dall'altra, è un albero tagliato in meno che non lascia aghi ovunque (ma neanche emana quello splendido odore) ed è super comodo da montare e smontare. Vi prometto che quando lo avremo addobbato, vi posterò una foto sui social.

Non solo Natale, ma anche Capodanno! Quest'anno abbiamo preparato una cosa spettacolare per Elettra, che non posso svelare perché è un segreto talmente segreto che non vogliamo che nessuno lo sappia. Diciamo solo che abbiamo preparato un lungo viaggio verso una destinazione che, quando scoprirà qual è, credo che esploderà in una gioia incontrollata. Non vedo l'ora di vederla saltare di entusiasmo.

E poi arriverà il nuovo anno. Il 2024 sarà un anno pieno di sorprese. Ho scelto di continuare a fare il paradiso delle signore per almeno un'altra stagione. Tancredi, come vedrete, quest'anno affronterà delle grandi sfide, che metteranno a dura prova la sua persona. Il prossimo anno, forse, sarà un anno di rinascita e di scoperte di un pezzo di cuore che non sa nemmeno lui dove sta, chissà... Non vedo l'ora di scoprirlo insieme agli autori.

Ma prima della prossima stagione del Paradiso, ci sono due progetti a cui tengo molto che usciranno all'inizio dell'anno. "La Lunga Notte" in cui interpreto Umberto Secondo di Savoia, e "Margherita delle stelle" in cui interpreto Aldo de Rosa, il marito di Margherita Hack. Le date non sono state ancora definite con precisione, ma si tratta dei primi due mesi dell'anno prossimo. Comunque, anche lì, vi farò sapere tutto tramite il diario e i social.

Insomma, la vita dell'artista è piena di sorprese, su questo non ci sono dubbi. Alti e bassi, crisi ed entusiasmi, è una montagna russa di emozioni del quale sono grato, sia nel bene che nel male.

Come diceva Clark Gable, riflettendo con humour sulla lunga ed estenuante strada che gli attori devono percorrere nella loro carriera, suggerendo che le difficoltà non finiscono mai veramente, nonostante l'apparente "facilità" acquisita con l'esperienza:

"Non dimenticare che nel mestiere di attore solo i primi 30 anni sono duri."

Clark, ho superato i 20 anni, altri 10 e poi mi rilasso!

La crisi dell'artista

Ieri ero in crisi nera, non sapevo se continuare a scrivere. Succede.

La mia crisi verteva sulla fattibilità economica della scrittura, sulla mia abilità, in un modo o nell'altro, di rendere questa arte un lavoro redditizio. Una sfida a dir poco colossale.

Ora recito, ho un lavoro fortunato, che ho conquistato negli anni, più di 20 di carriera. Invece nella scrittura sono agli inizi, sto facendo la gavetta, se così si può dire, e va bene così. Ma è evidente che da una parte (la recitazione) ho il successo, dall'altra, invece, faccio fatica e ancora non ho trovato il mio pubblico.

Piano piano sento che sta arrivando, che è qui dietro l'angolo, che ci stiamo per incontrare. Ma un libro non basta per dimostrare di saper scrivere, o di essere uno scrittore. Nemmeno il diario basta, devo scrivere altri libri.

"Devo."

Ecco che con questa parolina, l'hobby diventa professione, ecco che entra in gioco la disciplina, quella la volontà ferrea che ti obbliga a produrre a fare, a vendere. Ma l'arte in tutto questo dove finisce? Rischia di essere dimenticata?

É un discorso complesso e vecchio come il cucco, ho scritto tanti articoli a riguardo e non voglio ripetermi, ma la convivenza tra arte e impresa è davvero un ambito delicato, nel quale vi è una crisi ad ogni incrocio.

Il motivo per cui sto affrontando "l'Anello di Saturno" come una serie di cinque volumi è vario, ed è sia artistico che imprenditoriale. Da una parte, la mole di scrittura richiesta è enorme, almeno quattro volte la Divina Avventura, e il rischio che mi prendo è piuttosto alto: perché voglio scrivere tutta la serie prima di pubblicarla, in modo da avere una forte coerenza tra i volumi.

Ma se per caso il primo volume non piace? Avrò scritto altri quattro volumi "a vuoto" (sempre parlando del lato impresa della scrittura, naturalmente. Il processo di scrittura artistico non è messo in discussione).

Quindi, per abbassare un po' questo rischio d'impresa, se possiamo chiamarlo così, ho scelto un genere che sapevo potesse interessare anche gli altri, il "romance". Poi la serie, come vedrete, si svilupperà attraversando, da volume a volume, tanti altri generi, il drama, il thriller, il mystery e altri che non dirò per non rovinarvi la sorpresa.

E poi, oltre l'impresa - dietro l'impresa - nel cuore, c'è l'arte della scrittura.

Scrivere è un processo strano, è un misto di creatività pura, di strutturazione quasi architettonica, di immaginazione, ricerca e studio di altri scrittori. É bellissimo, arricchente, divertente. É un'arte alla quale ho dedicato migliaia di ore di lettura di manuali, manoscritti, consigli, studi.

Quindi oggi proverò ad alzarmi con una volontà rinnovata, con la consapevolezza che ho scelto di seguire una strada, quella della scrittura, che non è facile, e che soprattutto sembra essere tra le più difficili da far diventare economicamente viabili. Ma ci voglio provare. Se non ci riuscirò con l'Anello di Saturno, allora ci proverò con la prossima e la prossima ancora.

Non è certo venuto il momento di arrendersi. Però ecco... penso che l'età porti ad un "abbassamento" della soglia di resa. Più passano gli anni, più ci si arrende facilmente. Forse per paura, forse per stanchezza, chissà.

Quindi è fuori discussione fermarsi: questa è la mia ultima grande mossa - probabilmente - e me la voglio giocare fino in fondo.

Oggi voglio ringraziare questo diario. Queste strane pagine, nate un po' per caso, dentro le quali spazio nei miei pensieri, scavo e scopro dentro di me risposte che non conoscevo. É un processo che mi aiuta ad andare avanti, e allo stesso tempo, a raccontarmi a voi in un modo che mai avrei pensato possibile.

Che strana avventura, la vita.

Che cos'è il successo?

Ricordo quando, in una notte dei primi del 2000, vidi per la prima volta Carmelo Bene parlare al Maurizio Costanzo Show. Fu una rivelazione.

Non ho purtroppo mai avuto la fortuna di vedere CB dal vivo, a teatro, ma la sua esibizione intellettuale, filosofica e retorica che diede al teatro Parioli di Roma mi colpì particolarmente.

Negli anni, l'ho rivista più e più volte, quasi ad impararla a memoria. Ho visto anche la sua seconda esibizione, non così brillante, eppur fenomenale.

Una frase che disse mi colpi, quando parlò del successo. Disse: "Il successo, è successo." Ci misi un po' di tempo a comprenderla. Carmelo Bene non amava spiegare quel che diceva, lasciava l'onere della comprensione all'ascoltatore, proprio per via di quel percorso che ognuno di noi deve compiere verso la conoscenza.

Insomma, ragionando su quello che sembrava, di primo acchito, un affermazione lapalissiana, compresi che non era così. Il successo (inteso come popolarità, fortuna, riconoscimento) è "successo" (inteso come verbo, accaduto, nel passato).

Ecco, il successo, è successo. Il successo è già passato. É dietro di noi, e quindi, in un certo senso, è irrilevante.

Ma è davvero così, possiamo, in quanto artisti, non ambire la successo?

Io ci provo, seguo le mie passioni, amo l'atto artistico, che sia la scrittura, la recitazione o altro. Ma non riesco a non desiderare, dentro di me, il successo. É una mia debolezza, lo so, una vanità che non riesco ad ignorare. Penso che sia perchè una parte di me vuole essere riconosciuta, amata, desiderata.

Il desiderio di successo è una forma di fragilità mista ad ambizione. Un'alchimia tipica dell'artista. Il successo non è per forza economico - anche se poi, in fondo, la manifestazione evidente del successo si trova nelle tasche dell'artista, sempre che sia vivo - Il successo, per l'artista, è amore.

Amore, inteso come essere amato, far parte, seppur da fuori, di una comunità. Essere riconosciuto per ciò che si è. L'artista di successo diventa qualcosa del quale si può discutere, ma che non può essere messo in discussione. É riconosciuto proprio come artista.

Ecco, questo per me - e credo per molto altri - è la forma più alta di successo.

Dicono che nella carriera d'attore, i primi 40 anni siano i più difficili, superati quelli, si può dire di essere un attore di successo. Chissà per uno scrittore. Nella letteratura, si sa, il successo, a volte arriva troppo tardi, quando l'autore non è che un ricordo. Un nonno lontano.

Il tempo ha il senso dell'umorismo, si potrebbe dire: Il "successo" arriva nel futuro. Un inversione ironica che sicuramente ha dato a generazioni di uomini e donne dalla raffinata sensibilità frustrazioni terribili. 

Che cosa è quindi il successo? Raggiungere i propri sogni? Accontentarsi di ciò che si ha? Accettare che la vita è un viaggio continuo che non troveremo pace se non alla fine di esso?

Non lo so, ma continuerò a cercarlo in tutte le sue sfumature fino a che, un giorno, forse, capirò di averlo avuto sempre con me, nella tasca del mio cuore.

le Paure di un Attore di 44 Anni

Questa è la settimana della scelta.

Come vi ho scritto nella pagina precedente, ho scelto di scrivere una pentalogia, una saga in cinque volumi. Una storia d'amore, di tempo e di destino.

Ma ora ho una scelta altrettanto importante da fare: Continuare o meno il "Paradiso delle signore".

Come molti di voi sanno, oltre a scrivere recito, e in questo ultimo anno ho intrapreso l'avventura di recitare "Tancredi di Sant'Erasmo" nel fantastico Daily di Rai Uno. Un personaggio molto ambiguo, c'è chi dice terribile, manipolatore, ma innamorato. Io lo definisco "il lato oscuro del romanticismo."

Ho cominciato a girare la serie del paradiso - che andrà in onda ora - a Maggio. Sono molti mesi di lavoro, per fare una stagione, lavoriamo ininterrottamente da giugno a gennaio dell'anno successivo. Durante lo shooting, è molto difficile partecipare ad altri progetti, perché siamo molto impegnati sul set.

Tancredi è un personaggio che ho imparato ad amare, e che in questa stagione avrà molte trasformazioni. Molti segreti, molte scoperte. Insomma sarà sicuramente al centro del fulcro narrativo.

A questo punto vi chiederete per quale motivo dovrei essere titubante se continuare o no a recitare dentro a questo stupendo progetto. Innanzitutto, dovete sapere che - per fortuna - in questa stagione, sulla Rai, uscirò con altri bei progetti, un fil m tv su Margherita Hack in cui interpreto il marito di lei, Aldo de Rosa (uno scrittore peraltro) e una serie sulla caduta del fascismo in cui interpreto Umberto II di Savoia. Insomma, sarà uno di quegli anni in cui sarò come il prezzemolo. Poi, c'è "La Divina Avventura", e poi ci sono i libri che sto preparando. Infine c'è il Diario. Ah, dimenticavo, ho una figlia di 6 anni e una meravigliosa famiglia. Insomma, ho moltissime cose e pochissimo tempo. E questo è il mio primo timore.

Un altro timore è quello di rimanere incastrato in un ruolo o in un progetto. E' una paura che ho, quella di essere poi relegato a "tu sei quello del paradiso". Ma non credo di incorrere in questo pericolo. In fondo sono anche quello de "Un medico in famiglia" oppure de "Distretto di polizia". Insomma, di progetti popolare (e non) ne ho fatti tanti, quindi oso sperare che piano piano la gente riesca a riconoscermi per tutti questi messi insieme.

L'ultima paura, la più grande, è il timore di perdere opportunità di lavoro. Come vi dicevo, facendo una serie importante come il "paradiso delle signore", non ho la possibilità di affrontare altri protagonisti. E con i miei 44 anni, sto entrando in un'età che viene definita "l'età dell'oro" per l'attore uomo. Sono ancora in forma, ma ho esperienza, so recitare e posso affrontare personaggi importanti, che hanno un bagaglio di vissuto forte ed emozionante. Sento di essere pronto a regalare interpretazioni complesse. E questo tipo di lavoro richiede un asseto diverso. Spesso è più facile farlo in un film, oppure in uno spettacolo teatrale, piuttosto che in una daily. Badate, Tancredi è un personaggio molto complesso e devo ammettere che quest'anno le giravolte emotive alle quali sono sottoposto non sono mica da ridere, anzi. Complimenti agli autori.

E poi dopo le paure, ci sono anche le cose  belle. Lavorare nel paradiso delle signore è come lavorare in una grande famiglia, si comincia a conoscere tutti, ci si saluta, ci si sente via Whatsapp. Ci si scambia opinioni, si affrontano le difficoltà del set insieme. Si trovano compromessi.

E poi è un lavoro che mi da molta stabilità, e nei giorni liberi che mi rimangono durante le settimane (perchè ci sono) posso scrivere. E questo, per chi ha imparato a conoscermi, non è un dettaglio da poco.

Insomma, domani devo incontrare il mio agente, Luca. Un amico. Sono 20 anni che lavoriamo insieme. E con lui parlerò del da farsi. Lui penso che preferisca che io salpi verso nuovi orizzonti. Io… io non lo so. Ma lo scoprirò a breve.

Come gestire le critiche costruttive per migliorare la creatività?

Come Gestire le Critiche in Maniera Costruttiva?

Questo è un argomento delicato, specialmente per i romantici, quindi se siete tra coloro che tendono a prendere tutto sul personale, allacciate le cinture perché si prospetta un viaggio sulle montagne russe.

La critica. Quella maledetta critica. Come diceva Alberto Sordi, "i critici che devono fà? devono criticà". Quindi, prima di tutto, se la critica proviene da una fonte affermata, da un vero critico, che capisce il processo creativo, egli merita tutta la nostra attenzione. Siamo qui per migliorare, questo è il primo punto da ricordare. Nessuno di noi è perfetto. E mai lo sarà, come vi direbbe Argo, uno dei protagonisti della Divina Avventura.

Pertanto, quando affronto un commento, una critica, cerco di avere l'approccio più costruttivo possibile. Leggo, analizzo, cerco i miei errori. È faticoso! È incredibilmente doloroso! Essere consapevoli delle proprie debolezze, delle proprie imperfezioni è per me fonte di grande frustrazione. C'è qualcosa dentro di me che anela solo all'applauso, lo desidera intensamente. Quando recitavo accanto a Mariangela Melato in Madre Coraggio e i suoi figli, mi colpiva sempre il suo desiderio finale di applausi. Aveva bisogno di quell'approvazione, era il motivo del suo essere lì. Ecco, penso che molti artisti siano attratti dal conforto dell'applauso. Ma dobbiamo cercare anche la critica, perché è lì, come direbbe Overton, che si trova la crescita. L'ignoto.

Tuttavia, c'è un ma.

In questo nuovo mondo, in questo forum collettivo dove ognuno è sia produttore che consumatore di informazioni, cioè internet, tutti hanno lo stesso valore. Siamo tutti uguali di fronte al temibile algoritmo! Ogni opinione è valida, ogni giudizio è valido e non può essere messo in discussione. Ma è giusto? Valiamo davvero tutti allo stesso modo? Direi di sì, se tutti fossimo sinceri e non ci si mettesse di mezzo l'aspetto più Macchiavellico dell'essere umano. Quel "mors tua vita mea" che sembra alimentare alcune persone.

In quel caso, l'opinione del recensore non nasce dal desiderio di esprimere un punto di vista, ma da quello di manipolare il lettore. Dicendo non ciò che pensa, ma ciò che vorrebbe che gli altri pensassero. Una forma di manipolazione in cui usa quel poco di autonomia che gli è rimasta per ferire l'autore e sentirsi, per qualche istante, importante, prima di essere nuovamente dimenticato e precipitare nel baratro della frustrazione. Ho ricevuto una recensione simile poco fa, al lancio del libro. Penso che sia un rito necessario e inevitabile.

Inoltre, e questo vale per gli scrittori su Amazon, avere critiche negative è molto utile, perchè danno credibilità a quelle buone. Quindi, ben vengano le critiche negative!

Come dice Jeff Bezos: "nella creazione di Amazon, non ho mai pensato alla concorrenza, ma solo al cliente." Parafrasando questa affermazione capitalista, nella mia carriera poliedrica, non ho mai pensato alla concorrenza, ma sempre allo spettatore. A voi. Quello è l'unico legame che mi interessa.

Le recensioni del libro stanno arrivando e sono eccezionali. Io non posso che ringraziare ciascuna/o di voi che mi ha lasciato meravigliose parole. E approfitto di questo spazio per fare un cenno a chiunque non l'abbia ancora lasciata di farlo. Perchè sarà d'aiuto al libro per farsi conoscere:

Detto questo, concluderò con un consiglio che mi diede uno sceneggiatore Hollywoodiano che incontrai a Los Angeles, durante una festa a Venice Beach. "Il metodo dell'hamburger". Quando vuoi fare una critica, usa il metodo dell'hamburger. Tre strati. Un complimento/Una critica/Un complimento. In questo modo, chi ti ascolta sarà più incline ad accettare la critica.

Il Paradiso delle Signore

Tra poco, precisamente martedì, mi aspetta l'atteso fitting dei costumi per "Il Paradiso delle Signore". Dopo aver terminato le riprese a fine gennaio 2023, il periodo da gennaio a maggio è stato intenso e proficuo. Ho avuto modo di lavorare su molteplici progetti: l'implementazione di un nuovo sito web, la creazione di questo audio blog, il completamento della "Divina Avventura" e  la creazione di una campagna pubblicitaria per annunciare la mia nuova carriera. Ho anche girato un film per la TV con Cristiana Capotondi su Margherita Hack. Fortunatamente, sono riuscito a fare molto.

Ieri ho anche terminato la stesura del "trattamento" per il mio prossimo libro. Un trattamento è un documento dettagliato che descrive gli eventi di ogni capitolo del libro. In questo caso, sono 18 pagine di "sintesi" che però contengono l'essenza di ciò che verrà sviluppato, dalla psicologia dei personaggi, ai loro archi narrativi, ai luoghi e agli eventi. Insomma, è la "trama" del romanzo. Era fondamentale terminare questo documento prima di tornare sul set del "Paradiso delle Signore".

Questa è una foto della prima pagina, del primo pdf che ho ricevuto per la prossima stagione de "Il paradiso delle signore". Si comincia!

Recitare ne "Il Paradiso delle Signore" è un'impresa impegnativa. Ci sono giornate in cui dobbiamo preparare 8/9 scene a memoria, un lavoro che richiede una preparazione mnemonica intensa. L'anno scorso, mi sono prefisso l'obiettivo di arrivare sul set sapendo tutte le mie scene a memoria, senza improvvisazioni. Il mio personaggio, Tancredi, è ricco di sfaccettature, preciso, dotato di un'eccellente dialettica e di una psicologia complessa ma chiara e coerente. Sono molto soddisfatto del risultato, e nonostante sia un personaggio negativo, sono entusiasta di interpretarlo nuovamente quest'anno e di scoprire insieme agli autori cosa succederà.

Martedì prossimo, dunque, ci sarà la prova costumi, l'occasione per vedere i vestiti, i colori selezionati e gli oggetti che il mio personaggio avrà con sé. Mi farebbe piacere ascoltare i vostri suggerimenti: quali colori vi piacerebbe vedere su Tancredi? C'è un abito o un'immagine che vorreste condividere con me? Prometto di portarli al costumista e di discuterne con lei. A volte le intuizioni esterne possono essere molto utili. Scrivete nei commenti.

Subito dopo la prova costumi, alla fine di maggio, riprenderemo le riprese. Saranno mesi impegnativi, durante i quali non solo lavorerò duramente sul set, ma dovrò anche affrontare l'effettiva pubblicazione del libro su Amazon. Molti di voi stanno attendendo la versione cartacea per effettuare l'acquisto. Per completare la versione cartacea, devo prima finire l'ultima revisione con Federico, il mio editor. La data di pubblicazione è prevista per il 16 giugno, e poiché la stesura definitiva non è ancora stata completata, potete immaginare quanto stiamo lavorando a ritmo serrato. Ma ne usciremo a testa alta.

Questo non è un momento di bilanci, ma un momento di speranze per il futuro. E il mio futuro è chiaro: voglio continuare a scrivere  per voi, grazie al vostro aiuto spero di incontrare nuovi lettori che possano apprezzare la mia scrittura, e ho l'ambizione di crescere questo spazio dove è possibile dialogare con i lettori. Migliorare e crescere insieme a voi, per portarvi in luoghi che solo gli Hu-ga di questo mondo possono raggiungere.

PS: (Se non sapete chi è Hu-ga, ecco il link alla favola. Ho sentito dire che verrà letta a una classe di bambini di 10 anni. Spero che qualcosa di questo spirito di esplorazione dell'ignoto e di condivisione rimanga nei loro cuori.)

Tra brutto e bello: l'arte dell'editing e il suo impatto sulla scrittura

Ricordo una delle prime regole sulla scrittura che ho appreso: non fare mai editing mentre stai scrivendo. Prima completa la stesura, e poi perfezionala. Come diceva Hemingway: "Scrivi da ubriaco, fai editing da sobrio". Anche se non seguo alla lettera il consiglio di Hemingway sul bere, l'importanza dell'editing è indiscutibile.

L'editing è il processo che trasforma il brutto in bello, come si direbbe a scuola. La scrittura di un romanzo passa attraverso diverse fasi, ognuna delle quali viene analizzata criticamente, dall'idea iniziale fino al libro finale. Si fa l'editing sulla struttura della storia, sui personaggi, sulle descrizioni e persino sui segni di interpunzione. La sfida è sapere quando fermarsi per non esagerare, perché la perfezione è un prodotto del controllo, e raramente il controllo emoziona davvero.

Attualmente, il mio manoscritto è nelle mani di un editor professionista, Federico, che sta correggendo i miei errori. È un editing formale che tiene conto del mio lavoro e cerca di seguire la mia direzione. Immagino la difficoltà che Federico deve affrontare nel confrontarsi con la mia creatività in uno stato grezzo. Ovviamente, prima di arrivare a Federico, il testo è stato analizzato a fondo, scritto e riscritto, ma arriva il momento in cui è necessario l'intervento di un occhio esterno, che non conosce le fatiche e le vicissitudini in cui l'autore si è immerso.

Questo mi porta a riflettere su una discussione che ho avuto con un amico avvocato. Eravamo a Villa Borghese, in un incantevole bar vicino al lago, sorseggiando un caffè, e ci chiedevamo quale fosse la differenza tra "la bella" e "la brutta". Abbiamo scoperto di essere d'accordo nel considerare "la bella" non come la versione "pulita" della brutta, ma come una scrittura ex-novo, che emerge dalla brutta come una fenice dalle ceneri. Invece, altri al tavolo sostenevano che "la bella" non fosse altro che "la brutta" privata dei suoi difetti.

E voi, cosa ne pensate? Condividete la nostra visione o ritenete che "la bella" sia semplicemente "la brutta" migliorata?

L'arte dell'editing è un equilibrio delicato tra migliorare e conservare l'autenticità della voce dell'autore. Trovare il giusto compromesso tra queste due esigenze è fondamentale per la riuscita di un'opera letteraria. In ultima analisi, l'obiettivo dell'editing è quello di rendere il testo il più comprensibile, coinvolgente ed emozionante possibile, senza perdere la sua essenza originale.

Non vedo l'ora di condividere con voi i risultati del lavoro di Federico sul mio manoscritto e di continuare a discutere delle sfide e delle gioie del processo creativo.

Se avete domande, curiosità o suggerimenti riguardo all'editing o alla scrittura in generale, non esitate a condividerli con me e con gli altri lettori. Sarebbe interessante ascoltare le vostre esperienze e imparare gli uni dagli altri.

Alla prossima,

Flavio

Come ho scoperto il mio romanzo

Ciao a tutti,

Oggi vi parlo del genere letterario del mio romanzo e di come ho deciso di classificarlo. Quando ho iniziato a scrivere, non avevo un genere specifico in mente, volevo solo stupirmi andando alla ricerca della storia che avevo dentro di me. Scoprirmi.

Man mano che la storia si sviluppava, però, ho realizzato che sarebbe stato un romanzo di formazione, e che il genere principale del mio libro era il fantastico. Tuttavia, a differenza del fantasy americano, il mio fantastico non sarebbe stato magico, ma spirituale. Ci sono molte influenze di tradizioni spirituali orientali e occidentali che si concentrano sulla ricerca della perfezione, della purezza e dell’onestà. Questi sono temi che mi sono molto cari. Nella mia vita, le ferite più profonde venivano spesso dalla paura di non farcela, oppure da bugie.

Il secondo genere del mio libro è l'avventura. Poiché il romanzo si svolge in un mondo fantastico, c'è molto spazio per l'esplorazione e il viaggio. La storia segue i protagonisti in un'incredibile avventura attraverso terre sconosciute, ci sono mongolfiere, barche e pericoli ovunque. Ricordo che da piccolo, per me l’avventura di un romanzo era il cuore, il fulcro. Volevo viaggiare con la mente, forse fuggire.

Infine, il terzo "genere", se così si può chiamare, è quello spirituale. Questo aspetto si riferisce all'approccio dei temi della storia e anche ai suoi personaggi, che hanno una forte caratteristica spirituale. La relazione tra maestro e allievo è una colonna portante del mio libro, e ho tratto ispirazione dalla tradizione dei Veda per questo aspetto. Vengo da una famiglia agnostica/razionalista, ma non per questo priva di spiritualità, anzi. Sono cresciuto a pane e mitologia greca, e più avanti, ho adorato i Veda, che sono i testi sacri che si dice siano la prima manifestazione filosofica dell’umanità. Ve li consiglio.

Insomma, classificare il genere del mio romanzo non è stato facile, ma credo che questa combinazione di fantastico, avventura e spiritualità si sposi bene con la storia che avevo dentro, e forse con me come persona. Se vi vengono in mente dei libri simili a quello che vi ho appena descritto, per favore fatemi sapere nei commenti!

Grazie per avermi letto e come sempre condividete!

Scritture e Passioni

Oggi voglio presentarmi e spiegarvi un po’ come è nata la mia passione per la scrittura e l'arte in generale.

Sono nato a Parigi il 19 maggio del 1979 e, sin da giovane, ho sempre avuto una forte attrazione per la lettura e la scrittura. I miei genitori mi hanno educato alla lettura fin da piccolo e ricordo con piacere i primi tentativi di scrivere storie e fumetti. Ho divorato libri per anni.

Quando sono arrivato in Italia all'età di 8 anni, non parlavo italiano, ma ho imparato rapidamente la lingua grazie all'educazione ricevuta. Ho continuato a coltivare la mia passione per la scrittura durante il mio percorso di studi, che mi ha portato alla scuola del Teatro Stabile di Genova. Lì ho scoperto la mia passione per il teatro e ho intrapreso la carriera di attore, che mi ha portato successivamente a Roma, dove ho partecipato a molte serie televisive di successo.

Tuttavia, parallelamente alla mia carriera come attore, ho sempre coltivato la mia passione per la scrittura, producendo sceneggiature e Webseries. Circa 4 anni fa, ho deciso di scrivere il mio primo romanzo, un thriller di fantascienza, ma purtroppo non sono riuscito a trovare un editore. Non mi sono arreso, e 14 mesi fa ho iniziato a scrivere un secondo romanzo, l’oggetto di questa newsletter.

Questa newsletter vi introdurrà, passo a passo, alla pubblicazione del mio romanzo, parlerò di tutto, svelerò le mie ispirazioni, le musiche che ascolto durante la scrittura, le mie routine quotidiane, i temi principali del libro, le relazioni tra i personaggi, condividerò con voi la copertina, estratti del romanzo, i miei libri preferiti e tanto altro.

Spero che questo percorso vi appassioni tanto quanto ha appassionato me.

Grazie per avermi dato l'opportunità di condividere con voi la mia storia.

Per condividere questo articolo, basta cliccare sul pulsantini alla fine.

Pensavo di pubblicare due articoli a settimana, uno il lunedì e uno il giovedì, secondo voi sono giorni adatti? La frequenza è sufficiente? Preferireste più articoli, oppure in altri giorni? Fatemi sapere nei commenti.

Un saluto,

Flavio

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