22 Gennaio 2024

L'abito fa il monaco

Parlo di recitazione. Frequentare i personaggi mi cambia dentro, mi arricchisce. Infine, svelo un piccolo segreto su come trovare felicità usando semplici tecniche attoriali.
Diario D'artista
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L'abito fa il monaco
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Diventiamo la maschera che portiamo.

C'è un detto, "L'abito non fa il monaco." Oggi vorrei sfatare questo mito e spiegare come, secondo me, l'abito faccia il monaco eccome.

Lo so per esperienza, di abiti io me ne intendo. Ogni volta che indosso un personaggio, qualcosa di esso rimane in me. Un ricordo, un pensiero, qualcosa che piano piano cresce, come un nuovo albero, introducendo nel vecchio Flavio nuovi concetti, nuovi sentimenti, nuove visioni del mondo.

È uno dei più grandi lussi della recitazione: quello di vivere la vita altrui. Non solo perché è molto divertente, e lo si fa in una situazione controllata, in cui parole, azioni e reazioni sono già state scelte, ma soprattutto perché l'attore ne rimane arricchito. E non parlo del portafoglio, ma del bagaglio umano che abbiamo in noi.

Spesso si parla di "entrare nella parte", cioè riuscire a comprendere appieno il personaggio, i suoi desideri, le sue movenze, i suoi pensieri. Non ho mai avuto problemi a farlo, perché in sostanza, non l'ho mai fatto. Non credo nella recitazione che prova a dipingere un altro da me. Credo in qualcosa di più semplice: esporre la mia anima, e metterla nelle condizioni di essere sincera, umana, emozionante.

Questo significa che non sono io, con le mie scelte attoriali, a dipingere il personaggio. Non sono altro che un tramite che, con l'aiuto di costumi, trucco e parrucco, dà vita ad un altro Flavio, che vive in un'epoca diversa, che dice parole diverse (scritte da qualcuno che, quello sì, ha avuto il compito di immaginarsi un essere umano diverso).

Quindi quando intendo "l'abito fa il monaco" intendo dire che il mio modo di arrivare al "personaggio" se così possiamo chiamarlo, non è di fare una ricerca interiore, di inventarmi il suo passato familiare, storie di cui non si parla nemmeno in sceneggiatura. No, il mio compito è dirla bene, essere sincero e comprensibile. Il resto lo fa "la magia del cinema" (e cioè il montaggio, la regia, i reparti, etc...)

Per me, l'attore diventa monaco indossando gli abiti del monaco. Ma è la sua capacità a toccare le corde dell'anima che giustifica il suo cachet.

Ma c'è di più. Sapevate che a forza di portare una maschera, ne diventiamo noi stessi lo specchio? A forza di essere burberi, per esempio, diventiamo burberi dentro. A forza di sorridere, la nostra anima sorride. A volte sforzarci di essere quello che non siamo in quel momento, è il primo passo per diventare quello che desideriamo.

Grotowski, grande teorico della biomeccanica e del teatro fatto di carne, ossa, sudore, uomini, spesso esponeva un aneddoto. L'aneddoto del grizzly: "Poniamo che siete in una foresta e davanti a voi appare un enorme grizzly, terribile, spaventoso che vi punta. La prima cosa che fate è fuggire. Ma la mia domanda è. Avete paura e quindi fuggite, oppure fuggite di riflesso e la paura vi viene mentre state correndo via dal pericolo?"

Ecco qua, queste sono le due scuole di pensiero della recitazione. La prima è detta Stanislavskiana o Strasberghiana (Actor's studio), parla della nascita dell'azione (cioè della fuga dal grizzly) partendo dall'interiorità (cioè dalla paura che nasce dentro). La seconda, la scuola Grotoswkiana, ipotizza che invece la "maschera" generi lo stato d'animo interiore. Cioè che sia la fuga a generare la paura e non il contrario.

In poche parole, se volete indurre in voi la felicità, ci sono più strade: potete pensare a qualcosa che vi rende felice, e fare la scuola Strasberghiana, oppure potete sorridere e basta, e i pensieri felici verranno da soli.

E voi, quale delle due preferite?

Alla prossima pagina.

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40 commenti su “L'abito fa il monaco”

  1. Molto profonda questa pagina, mi fa riflettere sul mio essere, e chi sono in realta.
    bravo flavio.e bravo anche per la tua voce . Un forte abbraccio

  2. Che stupendo è il tuo lavoro,ho sempre trovato affascinante vestire i panni di qualcun altro per ogni volta portarmi appresso sensazioni ed emozioni diverse dalle mie...ed io sono per entrambe le scuole di recitazione perchè non pongo limiti né svariati strumenti per raggiungerla🥰

  3. Ciao Flavio, ho trovato molto entusiasmante il tuo modo di esprimere ciò che senti, ed il tuo voler condividere le tue passioni con una certa moltitudine di persone. Ho acquistato il tuo libro e l'ho condiviso su fb. Un caro saluto. Iosetta.

    1. Ma grazie mille!! Fammi sapere se ti piacerà, mi puoi anche scrivere alla mail, leggo tutto. Ti auguro una splendida lettura

  4. beh la Grotoswkiana di per se sembra piu semlice.... e veloce, perchè interiorizzare ci vuole del tempo !... però forse è meno "vissuta" 😉

  5. Bravo, mi piace la maschera che si indossa, pensare che noi tutti i giorni abbiamo la nostra maschere a volte questa maschera ci protegge da tante situazioni che possano sembrare difficili e lei ci salve

  6. Grazie ...credo che la felicità dipenda anche da ciò che ci sta accadendo in questo momento...io sono ad esempio una donna allegra ma attualmente ho perso l'entusiasmo...ho una situazione economica delicata che non mi permette di vivere come vorrei....cmq resto sempre grata alla vita....

  7. Caro Flavio,mi sarebbe piaciuto fare l'attrice, sono più comica e autoironica, il mio papà nn voleva perché ci lavorava, ai suoi tempi lavorava con i gruppi elettrogeni, volevo farti i complimenti perché le tue parole mi sono entrate dentro, purtroppo sto passando un brutto periodo e nn posso acquistare il tuo libro un giorno spero di farlo grazie ancora e in bocca al lupo per questo e tanti altri e per la tua carriera artistica. Anna

  8. E certo che Si per:
    “ Per me, l'attore diventa monaco indossando gli abiti del monaco. Ma è la sua capacità a toccare le corde dell'anima che giustifica il suo cachet.”
    Anche per me, devo provare emozioni devo vedere gli occhi le mani il respiro come si muove L attore o l attrice e poi LA VOCE …
    Mi piace molto quello che hai scritto ciao Flavio

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