Luca e Anna, due adolescenti inquieti, si incontrano ad Anagni nell'estate del 1995. Lui, un parigino strappato alle sue radici; lei, una ribelle che fugge dalle tradizioni locali. Il loro amore sboccia tra amicizie e tragedie familiari mentre una leggenda promette a chi troverà l'Anello di Saturno il potere di cambiare il proprio destino.
Tocca e leggi la quarta

L'Anello Di Saturno

Una saga d'amore narrata dal Destino.

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Capitolo Tre

Calato il crepuscolo, sotto la prima stella, l’aria si fece più fresca di quanto Jane si aspettasse. «Avrei dovuto portare un maglioncino», disse al figlio, uscendo dal portone annerito dall’ombra del tramonto, ma Luca rimaneva sempre troppo silenzioso per lei.

Il ragazzo teneva gli occhi a terra, voleva evitare di affezionarsi a quel luogo, consapevole che sarebbero di nuovo partiti, prima o poi, come sempre. Non gli importava nulla di quel borgo; Anagni era solo un’altra tappa, un’altra puntina da inchiodare al mappamondo. Non voleva affezionarsi nemmeno ai sampietrini, non desiderava ammirare le stradine medievali né sentirne l’odore. L’aria della sera aveva portato con sé un profumo di soffritto che fuoriusciva dalle finestre delle case, ora illuminate. Ma lui era infastidito da tutto, persino dai colori tenui che sfumavano con il tramonto.

Povero Luca. Non era nemmeno colpa dei genitori. Come biasimarli? Jane e Alberto avevano sempre seguito la loro felicità. Loro erano per Luca l’esempio della fiaccola dell’entusiasmo, del desiderio di ricerca, di divertimento. Erano viaggiatori nell’anima e, nel loro incedere, lo avevano trascinato ovunque.
Da Westminster a Madrid, da Nizza a Parigi, Luca era stato costretto a scoprire scuole e paesi diversi: Africa, Asia, Giordania, dove aveva visto Petra, la città di roccia. Insomma, Jane e Alberto erano così: genitori amorevoli, figli del tempo che corre.

Nel ’65, Jane era scappata di casa, appena maggiorenne. Gli anni di collegio e un padre severo l’avevano portata tra le braccia di Alberto, che invece era cresciuto come un uomo libero. Lui, amante delle donne e viaggiatore in fuga dalle sue origini modeste, si era innamorato delle minigonne francesi e si era trasferito a Parigi. A ventun anni era entrato all’Ecole Normale Supérieure per cominciare gli studi di Fisica, che lo avrebbero portato poi ad emergere come uno dei massimi esperti di fisica teorica della sua generazione.

«Dai, Pulce, vieni. Andiamo a cercare un ristorante», disse Alberto al figlio, rituffatosi tra i pixel che diventavano sempre meno visibili nella notte crescente. L’affetto che lo stringeva a Luca era un legame indistruttibile. Solo una cosa poteva far soffrire Alberto: vedere Luca isolato dietro quella corazza che aveva innalzato tra di loro.

«Dai, andiamo», ripeté.

«Sì, papà.»

«Ecco, vedi...» borbottò Jane infilandosi lo scialle, «quando tuo padre ti chiede qualcosa, ubbidisci subito. Ma quando invece te lo chiedo io, no. Mi piacerebbe capire perché.»

Luca alzò gli occhi dallo schermo, stupefatto dalle parole della madre: «Che ho detto?».

«Prima ti ho chiesto di venire e tu non mi hai nemmeno risposto.»

«Non avevo sentito.»

Jane lo guardò, una lieve fitta di dolore materno accarezzò il suo cuore.

***

Le voci animavano il borgo assopito dalla lunga giornata. Dopo aver cercato invano un ristorante per quasi venti minuti, la famiglia stava per rinunciare alla ricerca quando Alberto notò due anziani seduti su sedie di legno attorno a un tavolo rotondo, immersi in una partita di briscola. Accanto a loro, sulla tovaglia cerata, un bicchiere di rosso allungato con l’acqua.

«Scusate...» disse Alberto con cortesia.

I due anziani, concentrati nel loro gioco, non lo degnarono nemmeno di uno sguardo.

«Sapete indicarmi un ristorante?»

Uno degli anziani si piegò leggermente verso Alberto, senza mai staccare gli occhi dal tavolo, e con una sigaretta stropicciata all’angolo della bocca disse: «Accanto al municipio ci sta un’osteria. Non prendete l’abbacchio, che Marco non è capace».

«Ma che stai a dire», rispose piccato l’anziano di fronte. «Mio figlio è il miglior cuoco di Anagni.» Poi, rivolgendosi ad Alberto: «Non lo state ad ascoltare. Andate più avanti e pigliate ’a salita, in piazza ci sta un ristorante. Proprio davanti alla Santa Maria. Cucina mio figlio, è bravo».

«No, macché bravo. L’abbacchio non lo sa proprio fare. È secco!» disse l’altro, lanciando un tre di bastoni con violenza sul tavolo. «Briscola!» urlò con voce graffiata. L’altro, sbuffando, gettò le carte a casaccio.
In men che non si dica ricominciarono un’altra partita, dimenticando la presenza di Alberto, che raggiunse moglie e figlio.

***

La piazza della cattedrale era avvolta da un fascino antico e misterioso. Il campanile, alto più di trenta metri, dominava la piccola città come un obelisco grigio dal pallore lunare. Si dice, caro lettore, che di notte tutto sia più bello perché le oscenità del mondo vengono celate dal velo dell’oscurità, trasformandosi in ombre che scompaiono nelle tenebre. Ma l’oscurità risveglia anche i mostri nascosti negli angoli della paura, e per questo la notte è così seducente: nessuno resiste al brivido dell’ignoto.
La trattoria era buona e l’abbacchio, sebbene leggermente secco, era ottimo.

«Com’era la cotoletta?» chiese Alberto, osservando il piatto quasi immacolato del figlio. Luca teneva i polsi sotto gli zigomi e i gomiti sul tavolo, fissando inerte la cotoletta mangiata a metà, stesa sopra una triste foglia di lattuga. Non aveva fame, e Alberto sapeva che questo era il primo segno che qualcosa non andava. Luca sembrava la fiammella morente di una candela consumata.

Con un riflesso quasi automatico, il ragazzo afferrò il suo Game Boy. Alberto non ebbe nemmeno il coraggio di strapparglielo via. Come poteva? Sapeva bene che suo figlio stava male a causa delle scelte che aveva fatto lui. Era colpa sua se continuavano a muoversi, spinti dall’ambizione di dirigere un giorno un gruppo di specialisti, di scoprire qualcosa di nuovo, di entrare nei libri di storia. Questo era ciò che Alberto desiderava più di tutto. Guardando il figlio, fu travolto dalla consapevolezza che non gli restava molto tempo prima che Luca diventasse un adulto, prima che la vita se lo prendesse per non restituirglielo più.

Immagino, caro lettore, che tu sia curioso di sapere cosa diventerà Luca da grande. Se ascolterai la mia storia fino alla fine, ti prometto che lo saprai: le vie del tempo e del destino sono, come scoprirai, infinite.

Alberto, per un attimo, si immaginò il figlio alla guida della sua Citroën gialla, pronto a partire senza di lui verso chissà dove. E in quel momento si rese conto che non gli aveva insegnato a frenare. Mentre immaginava la macchina fuggire via per le tortuose strade cittadine, il terrore di sentire uno schianto gli soffocò i polmoni. Si asciugò la fronte con il tovagliolo, cercando di scacciare via i pensieri e le zanzare. «Mangia, Luca, è buona, ti fa bene», disse, accorato.

Luca, senza fare storie, posò il Game Boy sul tavolo e prese forchetta e coltello per ubbidire al padre.
«Quando te lo dico io...» disse Jane, facendo un altro tiro di Camel e incrociando le braccia. Aveva finito un piatto di gamberi alla piastra, che lei stessa aveva definito mediocre, e aspettava – da troppo tempo secondo i suoi standard – il caffè, richiesto almeno cinque minuti prima.

«Stanno finendo anche le ultime batterie», ribatté Luca con una voce così bassa che Jane non capì se fosse un tentativo di informarla o solo di parlare a se stesso.

Con la coda dell’occhio, Alberto notò un gruppo di ragazzi che giocava e correva davanti alla cattedrale. Era lo stesso gruppo che aveva visto nel pomeriggio, fuori dal municipio. Una dozzina di giovani sorridenti e abbronzati scendeva verso piazza Cavour per il dopo cena, insieme al fedele pallone.

«Perché non vai con loro?» chiese Jane.

Luca li guardò, stanco. Vide Ronnie, e l’idea di doverlo affrontare di nuovo lo bloccò.

«Non vuoi farti nuovi amici?» insistette la madre.

«A che serve,» disse Luca, «tanto andremo via tra poco.» Avrebbe voluto scomparire da tutto e da tutti, persino dalle memorie dei suoi genitori che tanto amava, così almeno non avrebbero sofferto per la sua mancanza.

«Dai…» provò a convincerlo Alberto, sfiorando il cappuccio nero del maglione che Luca indossava. «Non hai caldo con questo?»

Il ragazzo rispose con un gesto delle spalle, allontanandosi dal padre, e si alzò senza dire una parola. Infilò il Game Boy nel tascone centrale della felpa e si avviò, come un automa obbediente ai comandi impartiti.

«Torna quando vuoi, ma non troppo tardi!» gli gridò Jane, spegnendo con nervosismo la sigaretta sul posacenere di vetro. Una tazzina di caffè giunse sul tavolo. «Finalmente...» disse con un tono amaro, osservando il figlio allontanarsi, consapevole ‒ come Alberto ‒ delle proprie responsabilità.

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Gianna
Gianna
1 giorno fa

Bello.una pagina tir l'altra!

Ana María
Ana María
2 giorni fa

Ciao Flavio. Sono propio contenta di aver.ricevuto i tuoi capitoli. Sono argentina e ho capito tutto quello che hai detto e mi piace moltissimo. Non solo l'argomento ma anche i modi di descrivere le situazioni che fa la storia più reale e magica. Anche ti ringrazio di cuore che abbi pensato sul ascolto. Per me è proprio utile dato che anche io non vedo bene e avevo rinviato alla letteratura. Grazie mile. Congratulazioni.

Elisa
Elisa
3 giorni fa

Anche il 3 capitolo è bellissimo mi rattrista Luca che è così solo.grazie Flavio

Caterina
Caterina
5 giorni fa

Bello...aspetto il prossimo capitolo

Nadia
Nadia
6 giorni fa

Bellissimo grazie è molto intrigante...

Regina
Regina
8 giorni fa

Posso sentire la tristezza di Luca, quella vita nomade non è per lui. Sicuramente nei pensieri Luca si domanderà perché ragione i genitori l'hanno scelta.
Non vede la natura, non apprezza il paesaggio, non ascolta la presenza degli uccelli.
Riuscirà Luca ad essere felice? Ad abbandonare quell'indifferenza che lo caratterizza? ...

angelapalazzi@libero.it
angelapalazzi@libero.it
8 giorni fa

La storia di Luca mi sta appassionando,continuo a leggere i capitoli ogni sera.Il racconto m’infonde un senso di curiosità e serenità.
Bravo Flavio

Mafalda Votino
Mafalda Votino
8 giorni fa

Complimenti! Ti sto ascoltando di sera prima di dormire, ed è proprio coinvolgente come leggi e come descrivi tutto! Non vedo l'ora di ascoltare il resto!! Ti ho scoperto x caso come scrittore ed è stata una piacevole scoperta ( scusa il giro di parole). Grazie al prossimo capitolo!!

Antonella
Antonella
9 giorni fa

Grande molto molto bello appassionante lo si vive di persona fantastico

Antonia
Antonia
11 giorni fa

Bellissimo! Grazie

Maria
Maria
11 giorni fa

Complimenti, mi sto appassionando molto a questa storia, aspetto il prossimo capitolo con gioia

Elisabetta Bittante
Elisabetta Bittante
15 giorni fa

CIAO FLAVIO MI PIACE IL TUO MODO SOFT DI SCRIVERE, ARRIVA COME BREZZA DI PRIMAVERA, COME ME VAI PIANO NEL CENTRO DEL SENTIMENTO.
STASERA TI HO ASCOLTATO INVECE DI LEGGERE, INUTILE DIRE CHE HAI UNA BELLA VOCE (MIA FIGLIA DOPPIATRICE E IO AMO LE VOCI MAGICHE).
LEGGERÒ I CAPITOLI CHE VORRAI DONARCI E TI CHIEDO, SE TI FA PIACERE, IO NE SAREI FELICE, DI VEDERE SU AMAZON "NON È MAI TROPPO TARDI PER ESSERE FELICI" ELISABETTA BITTANTE., IL MIO LIBRO È DARMI UN TUO PARERE. IO NON RICORDO IL FILM MA ERI GIOVANISSIMO E RIVEDO UNA SCENA IN UNA VILLA CON PISCINA, HO SUBITO PENSATO... QUESTO RAGAZZO MI PIACE MOLTO, È LO HAI DIMOSTRATO ALLA GRANDE
BUONA NOTTE E SCUSA IL MAIUSCOLO MA SONO SENZA OCCHIALI😘

Alessia
Alessia
18 giorni fa

Bellissima la descrizione della notte... 🌃

Emanuela
Emanuela
19 giorni fa

Ciao Flavio , mi sa che è la quarta o quinta volta che lo rileggo e mi sembra sempre di essere con loro Jane Alberto e Luca , a piedi per Anagni, che parliamo cercando di consolare Luca …tutte le volte mi incanto ad ascoltarti mentre leggo in contemporanea…vado a leggermi il Quarto capitolo un abbraccio e grazie grazie di Cuore

Cristina M.
Cristina M.
20 giorni fa

Buonasera Flavio! Bellissimo! Sempre un piacere leggerti, crei attesa e coinvolgimento emotivo. Grazie per le tue anticipazioni. Saluti a te 🌆🍀🌈☺️

Olesia Liardo
Olesia Liardo
20 giorni fa

Bellissima ,accurata ed avvolgente narrazione,come sempre.....sembra quasi vedere i personaggi proiettati su un grande schermo.
Grazie Flavio,alla prossima.
Un abbraccio 😘

Nuccia
Nuccia
21 giorni fa

Bello!Devo farti i miei complimenti!!!
Leggi con una voce calda e sembra di vedere tutto ciò che descrivi.Aspetto di leggere il tuo prossimo racconto.A presto

Marilena
Marilena
9 giorni fa
Rispondi a  Nuccia

Molto piacevole il tuo libro leggero ma intrigante ti coinvolge con .la sua semplicità.Grazie per regalarlo a noi lettori.Il personaggio che più mi interessa è il figlio molto sensibile e chiuso;non fa mai commenti non si ribella ai consigli del padre e li segue ma senza entusiasmo.Vorrei sapere come farai evolvere il carattere di questo ragazzo.GRAZIE ANCORA PER QUESTO REGALO

Giusy Pero
Giusy Pero
21 giorni fa

Piano piano iniziano a delinearsi i vari personaggi e mi piace molto ritrovare in Luca un pezzo di te che dà fiducia e onestà a tutto il racconto. Grazie per la live di ieri sera con Antonella. Queste occasioni di incontro virtuale sono momenti per me di crescita e arricchimento personale e mi meraviglio ogni volta come tu sia in grado di spaziare dalla recitazione, alla scrittura, all'informatica, alla matematica, alla musica e riesca perfino a farmi rispolverare concetti che ho studiato diversi anni fa. Tutto ciò è testimonianza di professionalità e della tua volontà di far sempre meglio.

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