Luca e Anna, due adolescenti inquieti, si incontrano ad Anagni nell'estate del 1995. Lui, un parigino strappato alle sue radici; lei, una ribelle che fugge dalle tradizioni locali. Il loro amore sboccia tra amicizie e tragedie familiari mentre una leggenda promette a chi troverà l'Anello di Saturno il potere di cambiare il proprio destino.
Tocca e leggi la quarta

L'Anello Di Saturno

Una saga d'amore narrata dal Destino.

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Capitolo Uno

Ogni storia d’amore è un caos incantevole che si innalza sopra l’ordine predestinato. 

Permettimi, caro lettore, di presentarmi: sono il Destino.

In un’epoca lontana, antecedente l’esistenza di questa realtà, avevo ordinato l’universo in un regno di calma e pace. Dopo molteplici eternità, ero finalmente riuscito a organizzare gli elementi primordiali e a relegare il caos a un lontano ricordo. Tutto, nel mio mondo, era come lo desideravo: chiaro, lineare.

Esausto, ma soddisfatto per aver completato il mio compito, cedetti ‒ solo per un istante ‒ al pensiero del riposo. Fu in quel momento che l’Amore, mia eterna nemesi, fonte di disordine e imprevedibilità, colse l’opportunità per distruggere la mia impresa.

L’Amore sedusse gli elementi primordiali, imbevendoli di un magnetismo travolgente. Il loro contatto generò una scintilla che provocò l’esplosione delle esplosioni. Quello che tu, caro lettore, chiami il “Big Bang”, il ritorno al caos.

Da allora, lavoro incessantemente per restaurare l’ordine, ricucendo con fatica le trame del tempo e dello spazio, annodate e intrecciate a causa dell’Amore.

Tuttavia, devi sapere che poche storie causarono più scompiglio di quella che sto per narrarti: la storia di Luca e Anna.

Luca e Anna... due nomi che potrebbero sembrare comuni in un mondo di miliardi di altri nomi. Ma le loro anime erano imbevute della stessa essenza d’amore che sedusse gli elementi: un amore puro, l’amore dell’inizio dei tempi.

Ancora inconsapevoli, ignari l’uno dell’altra, Luca e Anna erano già inseparabili. Come due magneti carichi di eros, la loro vicenda sembrava già scritta: destinati a scatenare, nel momento in cui si sarebbero amati, un caos devastante nelle mie trame.

***

Il 13 agosto del 1995, nel quattordicesimo arrondissement di Parigi, una Citroën di colore giallo ocra era pronta a partire. Carica fino all’inverosimile, i bagagli di cuoio occupavano persino i posti posteriori. Tra le valigie, un ragazzino magro dalle spalle larghe, con gli occhiali spessi, era immerso nel suo Game Boy.

Luca Colonna, sedici anni, esperto di Tetris e di solitudine, giocava senza lanciare nemmeno uno sguardo alla città che fino a poco prima aveva chiamato “casa”. Le strade di Parigi erano ancora fresche di mattino, e fuori dall’abitacolo regnava un’allegra confusione, in netto contrasto con la sua anima spenta. Non era una vacanza, quella che l’attendeva, bensì un viaggio senza ritorno, l’ennesimo addio a tutto ciò che conosceva, il tredicesimo, per l’esattezza. Luca si sentiva come una pianta sradicata troppe volte, costretta a rifugiarsi nella solitudine per trovare un po’ di pace.

Alberto, il padre, quarantotto anni, era alto e robusto, con un folto baffo e capelli ricci. Quando parlava emanava un entusiasmo contagioso. Depositò l’ultima valigia, contenente il suo telescopio, sul tetto della Citroën e assicurò le robuste cinghie elastiche. «Si parte!» esclamò dando un colpo al camion dei traslochi parcheggiato davanti.

«Luca, hai preso tutto?» chiese Jane, la madre, quarantasette anni portati con eleganza. Capelli corti, sguardo di ghiaccio, era il motore sempre attivo della famiglia. Dopo aver gettato la Camel consumata sul marciapiede, la schiacciò sotto il suo stivale di coccodrillo e attese una risposta. Luca, troppo assorto nel tentativo di incastrare il pezzo a forma di “I” per fare Tetris, non rispose.

Alberto picchiettò con l’indice sul finestrino: «Luca, quando tua mamma ti parla sei pregato di rispondere».

«Sì, mamma, ho preso tutto», rispose il ragazzo senza distogliere lo sguardo dal gioco. Non aveva molto da portare con sé, il povero Luca, così abituato a partire da aver ridotto la sua vita in uno zaino. Non aveva nemmeno salutato Julien, il suo “migliore” amico, incontrato solo sei mesi prima. Luca conosceva gli addii fin troppo bene. Le lacrime ormai gli pesavano ed era stanco di quella tristezza, stanco persino di essere stanco. Lo aveva capito al sesto trasloco: meglio andare via senza dire nulla, si soffre meno.

Alberto avviò il motore mentre Jane, accendendosi un’altra Camel, riempiva l’abitacolo di fumo.

«Mamma, puoi aprire il finestrino per favore? Non mi piace l’odore», chiese Luca.

Jane, con un gesto nervoso, girò la manopola più volte finché l’aria di Parigi non sfiorò i suoi capelli corti. Guardò con lieve tristezza i monumenti scorrere, la sua vita. In quella città aveva vissuto il ’68, le proteste, le occupazioni studentesche, guidata da quel suo insegnante di matematica poi divenuto un noto politico.

Jane era una di quelle donne che indossavano i pantaloni quando tutte le altre preferivano le minigonne e guidava motociclette mentre le sue amiche cercavano un marito. Poi, invece, fu lei la prima a cadere vittima dell’Amore – con Alberto. E ora stava lasciando tutto per lui.

I bagagli sopra la sua testa, pieni di sogni, celavano il futuro di Alberto, talentuoso fisico teorico. Aveva ricevuto un promettente impiego al CNR di Roma, e Jane aveva accettato, non senza remore, di trasferirsi in Italia con l’uomo che aveva conquistato il suo cuore. Parlava un italiano perfetto, caratterizzato da una “erre moscia” e piccoli errori che sperava correggere presto, grazie alla lettura delle opere di Pavese.

Guardò suo figlio: era così solo, così fragile... poi posò la mano sul ginocchio di Alberto, concentrato alla guida.

Alberto le sorrise. Quanto la amava.

Jane estrasse una cassetta bianca dal portaguanti e la inserì nella radio. Pink Floyd. Propose poi di fermarsi al McDonald’s: «Luca, ti va? Ce n’è uno sull’autostrada».

Luca, senza distogliere lo sguardo dal gioco ‒ al livello nove non ce lo si può più permettere ‒ fece un piccolo cenno di assenso con la testa, sufficiente a fargli sbagliare il posizionamento di uno dei blocchi. «Merda...» mormorò sottovoce.

***

«Dormiremo dai nonni», dichiarò Alberto, con le mani stanche sul volante, mentre la Torre di Pisa iniziava a delinearsi all’orizzonte.

Luca, perennemente immerso nel suo mondo di pixel, aveva già esaurito due dei tre pacchetti di batterie che Jane gli aveva comprato. Non desiderava altro che giocare, per dimenticare ricordi troppo dolorosi, zeppi di amici di cui possedeva solo nomi e indirizzi per mandare loro la solita cartolina che sarebbe stata, come sempre, presto scordata.

Man mano che il tempo passava, Luca sperava che, in questo modo, potesse ritrovare quella felicità perduta. A volte si chiedeva se la sua vita fosse reale o solo frutto dell’immaginazione, come le storie nei libri che leggeva.

***

La casa dei nonni era intrisa di tipicità italiana: una villetta bifamiliare sul litorale toscano, che emanava un profumo antico. Il nonno era falegname, ristoratore, inventore e pittore: un uomo dalle mille risorse. La nonna, una donna paziente e gentile, era sarta e confezionava confetti per i matrimoni. Entrambi erano sopravvissuti alla guerra e avevano contribuito a ricostruire il paese con fatica e sudore.

Luca salì le scale di graniglia e, arrivato nel corridoio buio del secondo piano, notò vicino alla cornetta del telefono, sul mobiletto, il disegno che aveva realizzato l’ultima volta che era stato lì in vacanza. Era tra quelle mura che aveva perfezionato il suo italiano, immerso tra pinete e castagnaccio.

Prese la piccola cornice dorata in cui era stato inserito il suo disegno. Si distinguevano chiaramente gli occhi della nonna, di colore diverso: uno verde, l’altro marrone. Sopra, appeso al muro bianco, c’era un quadro che Luca aveva sempre interpretato come un animale fantastico: una strana figura rosa avvolta in un fondo nero.

Ma in quel momento, un evento straordinario accadde: la sua percezione del mondo si ribaltò. Per la prima volta, si rese conto che il quadro non raffigurava un animale magico ma una rosa e i suoi petali. Per anni aveva creduto che il nonno avesse dipinto una creatura fantastica, avvolta nelle tenebre e sorridente come la Gioconda, ma in realtà era solo una rosa, ordinaria e splendida.

Spesso, caro lettore, la forma delle cose inganna gli occhi di chi osserva. Ed è solo quando il caos si fa ordine che finalmente emerge la verità, e si è un passo più vicini alla pace.

«Ho preparato le lasagne, sei contento?» chiese il nonno a Luca, dando un colpetto al divano scamosciato del salone. «Siediti, devo dirti una cosa.»

Luca, ragazzo tanto intelligente quanto educato, ebbe la premura di spegnere il suo Game Boy, non solo per rispetto verso il nonno ma anche perché le batterie stavano esaurendosi e non poteva permettersi di rimanere senza. Così, ascoltò.

Il nonno parlò piano, con calore e accento toscano: «Devi essere buono con la nonna. Ha avuto un’operazione, le hanno tolto il seno. Non è una cosa facile per una donna, sai?». Questo era il nonno, un uomo d’altri tempi, sì, ma sensibile e moderno, sempre attento agli altri.

La mattina seguente, Luca e i suoi genitori ripresero la macchina. Si sarebbero rivisti a Natale, tra regali e presepi, durante una cena luculliana a base di pane sciocco, crostini ai funghi, lasagne, agnello con patate, tiramisù, caffè e ammazzacaffè.

Si sarebbero rivisti, caro lettore, se non fossi stato costretto a far succedere quello che successe.

***

L’autostrada era deserta, in quel giorno di Ferragosto, quando in Italia le strade rimangono spesso vuote.

«Manca poco», commentò Alberto, innestando la quinta. «Siamo quasi arrivati.» E, accendendo la freccia destra, si diresse verso Anagni.

Luca non notò il cartello blu con scritta bianca, era troppo immerso nel suo Game Boy, doveva finire prima che la spia rossa della batteria si spegnesse definitivamente. Sapeva che Tetris aveva una fine e, sebbene non conoscesse nessuno che fosse riuscito a raggiungerla, sperava di essere lui quello fortunato.

La spia del Game Boy si spense e Luca alzò gli occhi. Il sole picchiava sulla terra brulla delle verdi colline ciociare mentre la Citroën giallo ocra entrava nel viale alberato che conduceva ad Anagni.

Erano le 12:23 di giovedì 15 agosto 1995 quando Luca Colonna, finalmente, arrivò nella sua nuova città.

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Annamaria
Annamaria
13 giorni fa

Molto interessante ma adesso voglio leggere subito i prossimi capitoli

Elena Letizia Accomazzo
Elena Letizia Accomazzo
16 ore fa

Mi incuriosice sono curiosa per i.prpssimi capitoli complimenti al narratore

Shezy
Shezy
2 giorni fa

Grazie mille 🙌🏻 Flavio
Mi è piaciuto molto 👏🏻👏🏻👏🏻
Adesso sto emozionata a ricevere il prossimo
Salutti de 🇵🇪 Perú 💞🎼🐾

Paola
Paola
2 giorni fa

Ciao caro Flavio bello e piacevolissimo sentire la tua voce mi hai coinvolta tantissimo bello e scorrevole il racconto
io sono a Bari...a presto
Paola fresca nonna di Nicole 💖 sono felicissima

Maria
Maria
6 giorni fa

Me piace como escribe e parla con il lectore. Sono de Brasil. Grazie por compartir

Danilo
Danilo
6 giorni fa

Ottime parole si preannuncia veramente un capolavoro di alta qualità.

Ilaria
Ilaria
8 giorni fa

Molto interessante questo capitolo, soprattutto la scelta di far raccontare la storia direttamente dal destino. Ho letto prima il capitolo e poi ho ascoltato la versione in podcast. Sono curiosa di leggere e ascoltare il resto della storia... Complimenti veramente!

Claudia
Claudia
8 giorni fa

ciao Flavio, mi ha piaciuto molto! Mi piace come discrivi tutto, mentre ti ascolto lo immagino. saluti da Buenos Aires, Argentina

Gabriella
Gabriella
9 giorni fa

Letto tutto d'un fiato. Coinvolgente e scritto molto bene

Anna cianci
Anna cianci
9 giorni fa

Mi dispiace dopo aver scritto tanto. Si è cancellato tutto aspetto con ansia il secondo capitolo grazie

FRANCA SERRA
FRANCA SERRA
9 giorni fa

Grazie Flavio! Ottima idea, il racconto mi ha preso e aspetto con ansia i successivi capitoli. Scritto molto bene, mi coinvolge e la tua voce contribuisce non poco a renderlo molto piacevole.

anna
anna
10 giorni fa

rallegramenti Flavio già dal primo capitolo lo trovo interessante. sarò in attesa del seguito. grazie

Micaela
Micaela
10 giorni fa

Sembra davvero una bella storia. Attendo i prossimi capitoli ☺️

Enza
Enza
10 giorni fa

Rivedo la casa in toscana degli zii dove trascorrevo le vacanze estive interessate e vorrei leggere i prossimi capitoli

Patrícia
Patrícia
10 giorni fa

Belíssimo racconto. Gongratulacione

Caterina
Caterina
10 giorni fa

Mi piace aspetto gli altri capitoli

Antonietta
Antonietta
10 giorni fa

Ha catturato la mia attenzione, sono molto curiosa di scoprire cosa succede, alcuni aspetti rispecchiano la mia vita! Attendo con curiosità i prossimi capitoli, aggiungo che è piacevole ascoltare la voce di Flavio Parenti! Complimenti per questa bellissima idea!

Regina
Regina
11 giorni fa

Bellissimo racconto che intreccia amore e dolore, indifferenza e tristezza

Tiziana
Tiziana
11 giorni fa

Già dal primo capitolo , si evince che sia un libro scritto bene e davvero interessante....grazie Flavio

angelapalazzi@libero.it
angelapalazzi@libero.it
11 giorni fa

Aggiungo che è bellissimo ascoltare la voce di Flavio Parenti mentre si legge

angelapalazzi@libero.it
angelapalazzi@libero.it
11 giorni fa

Interessante e particolare la scelta del destino che racconta la storia.La scrittura l’ho trovata scorrevole e piacevole.Mi piacerebbe leggere gli altri capitoli.Grazie

Marga
Marga
12 giorni fa

Mi e piacita la storia

Antonia
Antonia
12 giorni fa

Interessante

Giuliana Ferrari
Giuliana Ferrari
13 giorni fa

Avrei piacere di ricevere i prossimi capitoli! Grazie mille!!

Marianna
Marianna
13 giorni fa

Interessante molto bene. Mi affascina. Aspetto con ansia di ricevere il resto. Grazie mille.

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